Proponiamo un pubblico dibattito in seno alla M.G.

 Cari amici,

se qualcuno, che appare sui quotidiani cittadini intervenendo, come voce della Medicina generale, nel pubblico dibattito dell’opinione pubblica sui temi critici dell’assistenza  sanitaria in Campania ed a Napoli in particolare, viene accusato larvatamente da un certo contesto della Medicina generale di esibizionismo,  di essere l'amante di chi firma un articolo (se femmina, conoscendo i suoi gusti etero) o di essere  l’improprio datore di lavoro di tal altro giornalista, allora ci meravigliamo che la Medicina generale non conti un ca… nel panorama politico sanitario regionale e aziendale? Non mi risulta che nel dibattito pubblico vi siano, al di fuori degli interventi del sottoscritto  e di Giuseppe Tortora, altre voci che si levino a favore della Medicina generale. Anzi, quando qualcun altro ha voluto far sentire le ragioni della Medicina del  territorio lo ha fatto per il tramite di Franco Verde, responsabile dell’Anaao Assomed che persegue, come è giusto che sia dal suo punto di vista, una politica ospedalocentrica. Siamo intervenuti sul problema delle esenzioni ticket, impropriamente addossato ai Medici di famiglia, sia a livello mediatico che attraverso incontri con la gestione commissariale dell’ASL NA1 centro, avendo da questa ampie rassicurazioni sul fatto che la convocazione dei MMG era solo un atto dovuto, in quanto richiesto espressamente dalla Guardia di Finanza che conduce le indagini. Vi è da parte dell’Azienda la massima consapevolezza della non responsabilità dei MMG, salvo limitatissime eccezioni, nell’apposizione dei codici di esenzione.
 
Ma è da tempo che incalziamo la Regione, attraverso i giornali e compulsando la politica, affinchè si intervenga seriamente nel mettere mano alla riorganizzazione dell’assistenza territoriale che da sola può risolvere il problema dell’esubero dei ricoveri in barella presso il Cardarelli. Abbiamo chiesto di mettere in atto il Piano sanitario territoriale, il piano attuativo dell’ASL NA1 centro, che prevedono la riconversione dei presidi ospedalieri e la costituzione delle SPS, strutture intermedie dove vanno ad integrarsi tutti gli operatori sanitari del territorio, mettendo in atto il lavoro in equipe. Pensate che l’80% dei ricoveri in barella sono costituiti da pazienti con patologie cronico degenerative scompensate o riacutizzate che potrebbero essere trattate presso le SPS dove sono previsti anche alcuni posti letto per le brevi degenze. Il MMG diverrebbe il coordinatore clinico dell’equipe, il paziente cronico verrebbe assistito dalla medesima equipe presso il suo domicilio, nel ricovero in brevi degenza e nel ritorno a casa. Tutto questo comporterebbe un elevato gradimento da parte del malato e un notevole risparmio rispetto al ricovero ospedaliero. Il Medico di famiglia continuerebbe a prestare la propria assistenza sia presso il proprio studio (per garantire la capillarità dell’assistenza, peculiare della Medicina generale), sia presso l’SPS, con dei turni di 6 ore o più) al mese, dove verrebbe retribuito ad ora  come quota variabile del compenso. La Continuità assistenziale lavorerebbe nelle SPS continuando a garantire i turni notturni, prefestivi e festivi, però lavorando in piena integrazione con i Medici di famiglia, condividendo la gestione della cartella clinica informatizzata, alla pari con le altre professionalità dell’equipe e realizando la vera continuità dell'assistenza. La Medicina generale avrebbe maggiori gratificazioni e assumerebbe un maggior peso contrattuale. Non ho sentito levarsi una voce, se non la nostra, a perorare le istanze di rinnovamento della Medicina del territorio. E’ fin troppo ovvio che la gestione della politica sanitaria in Campania è attualmente strettamente in mano ai Policlinici con una visione fortemente ospedalocentrica (vedi Calabrò, Caldoro con la coniuge ecc.) e che le esigenze del territorio passino in secondo piano. Ricordiamoci che il sindacato ha le armi di rivendicazione spuntate, essendo oggi giorno lo sciopero un regalo che si fa alla controparte (infatti, in attesa che si studino nuove strategie di lotta, le uniche armi di fatto disponibili sono allo stato quelle mediatiche e giudiziarie). Allora, invece di piangersi addosso, invece di propendere verso l’autocastrazione della categoria criticandoci a vicenda, diamo più voce alla Medicina generale nel dibattito pubblico, ognuno faccia la propria parte per quello che può compulsando la politica con le ragioni anche dell’economia, organizziamo una conferenza pubblica dove possiamo agire congiuntamente rinunciando al sottobosco delle invidie, dei rancori personali e dei personalismi.
Sono certo che lavoriamo tutti in buona fede, dobbiamo solo abbattere i tabù!
Un cordiale saluto
Saverio Annunziata
 

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