Convenzioni, ok ad atto di indirizzo.

«Mettere in relazione le ipotesi di pagamento accennate nell'atto di indirizzo sulla nuova convenzione con un taglio retributivo imminente significa contribuire alla diffusione di fake news, pratica che in un mondo dove l'informazione è parcellizzata ci sta». Stefano Zingoni presidente della Fimmg commenta con ironia i tam tam sui social che inneggiano alla dipendenza per timore di una convenzione povera, dove "la retribuzione - si scrive - sarà agganciata a risultati impossibili da ottenere per il medico di famiglia". Il commento arriva subito dopo il tweet con cui il presidente del comitato di settore Massimo Garavaglia annuncia l'approvazione dell'atto di indirizzo da parte del governo: ora la convocazione dei tavoli di trattativa per la convenzione è un passo imminente. E in quella trattativa si dovrà approfondire quanto scritto nella nota di aggiornamento dei convenzionati - ci sono anche pediatri e specialisti ambulatoriali- e cioè che il 30% del compenso sarà assegnato con "meccanismi premiali legati al monitoraggio e valutazione dei livelli di servizio offerti ai cittadini e qualità dell'assistenza superando il più possibile il pagamento a prestazione". Dunque ci vorranno risultati, anche su nuovi compiti citati dall'atto come l'attività clinica sui pazienti cronici (salvo specifiche condizioni di complessità clinica ed assistenziale); l'effettuazione di vaccinazioni "in raccordo con i servizi vaccinali Asl; l'ingresso nei percorsi dei pazienti, ad esempio nella prenotazione di esami; le misure per evitare l'accesso al pronto soccorso. 

 
Ma quanto vale quel 30%? È calcolato in relazione alla busta paga, agli aumenti o è la prosecuzione della quota variabile già esistente? Zingoni invita intanto a distinguere l'atto di indirizzo dalla convenzione vera e propria. «Il 30% di pagamento assegnato per risultato era già citato nell'atto di indirizzo di due anni e mezzo fa. Sulla nota integrativa all'atto di indirizzo la posizione di Fimmg è comunque critica. Da una parte ci sono i passi avanti minimi indispensabili per partire da una base di contrattazione, dall'altra sono riportate incongruità e situazioni superate dai tempi. La nostra posizione su quell'atto è che è sufficiente per iniziare a discutere, ma si conferma appunto un "indirizzo": la convenzione che andremo a trattare è altra cosa, i contenuti stanno là. Nell'atto ci sono indicazioni generali, alcune delle quali non trattabili al tavolo, e il 30% della retribuzione da portare ad esclusiva competenza degli accordi regionali è tra i temi su cui le posizioni di parte pubblica e medici sono molto diverse». Dunque ci sarà per prima cosa da intendersi e poi eventualmente da trattare. Zingoni ammette peraltro che la quota della retribuzione del Mmg a prestazione è minima, residuale, «a dimostrazione che questo tipo di pagamento non funziona. In trattativa si approfondirà come superarlo con un criterio più strutturato. Sottolineato che, al di là dei loro esiti, le prestazioni eseguite hanno un valore intrinseco che ai tavoli come Fimmg intendiamo far riconoscere, condizionare parte della retribuzione al raggiungimento di obiettivi risponde all'esigenza di valorizzare risultati che la medicina generale può e sa raggiungere, tant'è vero che la premialità di questo tipo esiste da tempo in accordi regionali e locali che non possono non riverberarsi nell'accordo nazionale». Di qui la stoccata a chi ventila tagli in busta paga anziché aumenti, dall'anno prossimo: parla troppo presto e senza argomenti. Ma un conto è il disfattismo ingiustificato sulla trattativa, un altro la "voglia di dipendenza", non necessariamente legata per Zingoni ai timori sulla nuova convenzione. «Ci sono state anche dichiarazioni di parte pubblica in alcune regioni (Veneto ndr) che hanno dato adito a riflessioni della categoria sul fatto che la convenzione presenti molti oneri da dipendenza senza i vantaggi della libera professione. Ma l'opzione dipendenza a mio modo di vedere avrebbe due rovesci. In primo luogo lascerebbe a spasso molti medici, non è detto che il bacino d'utenza di un medico strutturato in un contesto d'assistenza di estrazione ospedaliera debba corrispondere all'attuale ottimale; inoltre credo abbiamo tutti scelto questo lavoro perché nasce da un rapporto di fiducia a due, tra paziente e professionista, sulla cui base si possono scegliere con ampi margini di libertà i modelli organizzativi, si può costruire un rapporto di tutela dei diritti del proprio assistito e si possono avanzare eventuali critiche a distorsioni del sistema che altrimenti non sarebbero possibili. Questa figura di medico che anche i fautori della dipendenza conoscono, lascerebbe il posto a un medico territoriale del distretto con un rapporto di lavoro imperniato su principi del tutto diversi e temo meno capaci di garantire qualità nell'assistenza al paziente». 
Fonte: doctor33.it

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